a cura della Dott.ssa Federica Ciullo
Psicologa – Psicoterapeuta a Firenze

L’obiettivo dell’acceptance and commitment therapy (ACT), non è la mera riduzione dei sintomi, ma la modificazione profonda della relazione che abbiamo con i nostri pensieri disfunzionali e le nostre emozioni negative. Questo si traduce in una riduzione della sintomatologia, ma come conseguenza di tale cambiamento di prospettiva e non come obiettivo primario.

Alla base dell’ACT vi è il presupposto che la sofferenza psicologica sia connaturata all’esperienza umana. Secondo l’ACT alcuni processi psicologici sono, per loro stessa natura, potenzialmente distruttivi e portatori di sofferenza. L’ACT postula, inoltre, che la radice di questa sofferenza sia il linguaggio. Questo assunto si fonda su una più ampia teoria di base del linguaggio e della cognizione umana, la Relational Frame Theory (RFT; Hayes, Barnes-Holmes, & Roche, 2001), alla quale l’ACT si appoggiaquale substrato teorico e sperimentale.

Ma in che senso il linguaggio è fonte di sofferenza?

Identificandosi e distanziandosi dai propri pensieri attraverso. la fusione e la defusione cognitiva.

Secondo l’ACT le persone sono influenzate profondamente da questo dialogo interno e non sono del tutto consapevoli di tale condizionamento, in altre parole sono “fuse” cognitivamente con la propria narrazione, sono identificate con i propri pensieri.

Il processo con cui l’ACT promuove questa consapevolezza prende il nome appunto di “defusione cognitiva”. Attraverso la defusione cognitiva le persone diventano capaci di fare un passo indietro e di imparare a osservare i pensieri senza fondersi con essi…il “non valgo nulla” diviene “sto pensando che …non valgo nulla….”

L’evitamento esperienziale e l’accettazione dell’esperienza

Per evitamento esperienziale intendiamo la non disponibilità da parte della persona di rimanere in contatto con particolari esperienze personali, come sensazioni fisiche, emozioni, pensieri, ricordi….Questo tipo di atteggiamento, oltre a essere molto faticoso, costituisce un problema e spesso peggiora la situazione, come nel caso dell’evitamento agorafobico.

Secondo l’ACT, così come secondo la terapia cognitivo-comportamentale, più lottiamo per cercare di respingere la tristezza o una qualsiasi emozione negativa, evitandola, più questa aumenta, amplificando così la nostra sofferenza. Il tentativo di controllo degli eventi interni, e a maggior ragione dei cosiddetti “sintomi”, non fa altro che intensificarne la portata.

 

In altre parole, secondo l’ACT, la psicopatologia è spesso proprio il risultato di un tentativo di evitare l’esperienza di sensazioni ed emozioni squisitamente umane e spesso inevitabili come il dolore, l’ansia, la tristezza.

L’ACT propone di contrastare questo evitamento con l’accettazione dell’esperienza, l’accoglimento non giudicante di ciò che si vive interiormente, senza l’assillo del controllo né della spiegazione.

 

I valori e l’impegno

Un altro aspetto importante dell’ACT è la rilevanza che essa dà ai valori personali. Secondo l’ACT le energie e il tempo prima impiegati a cercare di lottare contro le proprie esperienze interiori dovrebbero essere investiti in azioni concrete, in un impegno fattivo, guidato dai propri valori, per rendere migliore la propria vita.

A quel punto l’ACT aiuta a fissare gli obiettivi e ad agire con perseveranza e impegno per raggiungerli e ottenendo così una vita più ricca, piena e significativa.

 

Harris R. (2011). Fare ACT. Franco Angeli: Milano

Harris R. (2010). La trappola della felicità. Erickson

Articolo a cura della Dott.ssa Federica Ciullo
Psicologa – Psicoterapeuta a Firenze.

La Dott.ssa Federica Ciullo si occupa di:

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