a cura della Dott.ssa Maria Diletta Matteoli, Psicologa a San Casciano (Firenze)

Possiamo pensare al corpo come testimone, interprete e conservatore di esperienze. Dove mente e corpo sono in pieno corso di differenziazione e separazione, tutto ciò che non si realizza come mentale rimane espresso come somatico.

La premessa di partenza è che il corpo in sé non è “ammalato” o “sano” ma in lui si esprimono i nostri bisogni, trovando uno spazio di visibilità, arrivando alla coscienza e trovando nuovi significati. Gli stati patologici organici sono l’esito di un meccanismo di difensa antico. Ansia, tensione, emozioni che non possono essere vissute, trovano una “via di scarico” immediato nel corpo quando manca lo spazio simbolico necessario per poter essere elaborate.

Nonostante l’individuo sperimenti emozioni intense, esse spesso non hanno né il tempo né la possibilità di essere percepite, ma recedono sullo sfondo lasciando in primo piano la sua espressione somatica. Un’esperienza emotiva molto intensa può generare un dolore psichico tale da creare un “canale sensibile”, che si riattiva in tutte le situazioni simili. In situazioni del genere il rischio è quello di trascurare il dolore psicologico tanto da vivere solo quello fisico, apparentemente più reale.

Tale dolore tuttavia potrebbe prendere il sopravvento e diventare dolore cronico patologico fino allo sviluppo della vera e propria malattia (Galletta et al., 2014). Secondo Chiozza (1988), la malattia del corpo non è altro che una forma di linguaggio attraverso il quale ciò che non viene o non può essere detto “con le labbra”, viene espresso tramite il funzionamento dei propri organi.

Ci si “ammala” quando non è possibile comunicare, o quando il nostro bisogno di comunicare è tale che i contenuti superano le nostre difese, trovando la loro espressione nella malattia o in un “funzionamento disfunzionale” del corpo. Questo spesso accade di fronte ad eventi fortemente traumatici, alcuni studi hanno dimostrato attraverso le neuroimmagini di persone che hanno subito un forte trauma, che l’area di Broca (direttamente coinvolta nella produzione del linguaggio) si spenge tutta le volte in cui viene sollecitato un flashback relativo al trauma subito. Anche dopo molti anni dal trauma, chi lo ha subito ha difficoltà a raccontarlo attraverso le parole, perché come dimostrano le immagini, fisicamente l’area deputata alla produzione del linguaggio si disattiva, impedendone l’accesso, come accade alle persone che hanno subito una lesione cerebrale di origine ischemica, emorragica o da trauma fisico. Il corpo rivive il terrore e la rabbia e l’impotenza e la reazione di attacco/fuga, ma c’è l’impossibilità a verbalizzare tutte queste sensazioni. Il trauma stesso impedisce l’accesso a un linguaggio condiviso, alla comunicazione di quanto accaduto.

Per questo come facciamo a comunicare, ad esprimere, ad espellere quanto accaduto? Il corpo quindi spesso diventa il mezzo di comunicazione principe per esprimere una sofferenza psicologica troppo forte, quando il corpo non è più un contenitore adeguato a tale sofferenza si ribella, con delle reazioni visibili come sintomi fisici. Tale espressione è quindi fonte di consapevolezza, è spesso attraverso sintomi fisici che ci rendiamo conto di un dolore più profondo; in inglese il termine consapevolezza si traduce come awareness il quale deriva da aware che vuol dire sveglio, quindi consapevolezza sta per “essere sveglio al confine di contatto”, “percepire la pienezza dei sensi” (Spaguolo Lobb, 2013, p.59). Perciò l’essere consapevoli ha un significato prevalentemente corporeo, è la capacità di essere in contatto e sentire con il proprio corpo.

 

Bibliografia:

1. Chiozza, L. A. (1988). Perché ci ammaliamo? La storia che si nasconde nel corpo. Roma: Borla.

2. Galletta, S., De Luca, D., & De Matteis, M. Le narrazioni del corpo. Verso un approccio sistemico integrante. Il corpo in psicoterapia.

3. Spagnuolo, Lobb, M. (2013). Il corpo come “veicolo” del nostro essere nel mondo. L’esperienza corporea in psicoterapia della Gestalt. Quaderni di • Gestalt, vol XXVI n.1, 41-65.

4. Van Der Kolk, B. (2020). Corpo accusa il colpo: Mente, corpo e cervello nell’elaborazione delle memorie traumatiche. Raffaello Cortina Editore.

 

Articolo a cura della Dott.ssa Maria Diletta Matteoli Psicologa a San Casciano (Firenze).

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