a cura della Dott.ssa Noemi Alagia, psicologa

Che cos’è la Ruminazione?

Quella che in gergo clinico definiamo “ruminazione” non è altro che un pensiero ripetitivo, che può essere focalizzato su aspetti negativi di sé, stati emotivi, sintomi e sensazioni fisiche, obiettivi desiderati o non raggiunti, fallimenti o eventi di vita avversi. A tutti noi capita, di tanto in tanto, di fermarci a rimuginare, quando non sappiamo come affrontare un dilemma relazionale, un problema sul lavoro, o se siamo in dubbio su quale sia la strategia migliore per raggiungere un obiettivo a noi caro. La ruminazione, infatti, può avere di base una funzione adattiva ma, se portata all’estremo, può essere controproducente: in questo caso, piuttosto che aiutarci ad uscire da una situazione complicata, ci blocca in un lungo e inutile dispendio di energie mentali e, piuttosto che guidare la nostra azione, si sostituisce ad essa. In casi come questi, la ruminazione è fortemente associata alla comparsa e alla persistenza di sintomi ansiosi e depressivi e diventa, quindi, il fattore principale su cui focalizzare il lavoro terapeutico.

La Rumination Focused CBT

A questo proposito, Edward Watkins ha elaborato uno specifico protocollo, detto Rumination Focused CBT, per il trattamento della ruminazione nell’ansia e nella depressione. Questo trattamento non si pone come obiettivo quello di bloccare la ruminazione, bensì di renderla più funzionale. Il principio di base può essere spiegato con una metafora: le nostre esperienze di vita sono come dei semi, ci sono semi buoni, che fanno nascere piante rigogliose, e semi cattivi, che generano rovi. Non possiamo estirpare del tutto i rovi (ossia eliminare tutti i pensieri negativi) ma possiamo scegliere di innaffiare e coltivare con più dedizione i semi buoni, in modo che le piante rigogliose (pensieri positivi) crescano sempre di più. La ruminazione è considerata un’abitudine appresa, spesso in giovane età, per imitazione da figure di accudimento per noi significative o semplicemente perché, come detto sopra, in alcuni momenti della nostra vita ha rivestito una funzione importante (ad esempio, ci ha aiutato a gestire le emozioni negative, a prevenire il verificarsi di eventi avversi oppure ci ha dato l’impressione di avere la situazione sotto controllo).

La Rumination Focused CBT

L’abitudine a ruminare, però può portare ad acquisire uno stile di pensiero eccessivamente astratto, cioè un pensiero che si focalizza su aspetti emotivi e dettagli trascurabili del problema piuttosto che sulle strategie di soluzione.

L’approccio di Watkins si prefigge quindi di insegnare alle persone uno stile di pensiero più concreto, attraverso l’utilizzo di strumenti come l’ABC e il Problem Solving; inoltre, questo protocollo prende spunto dalla Compassion Focused Therapy (CFT), un approccio elaborato da Paul Gilbert che si basa sul concetto di compassione.

La compassion focused therapy

La CFT si prefigge di incentivare il paziente a sviluppare un atteggiamento maggiormente compassionevole verso se stesso. Per compassione non si intende pena, bensì un mix di emozioni che riguardano la benevolenza e la comprensione verso se stessi e i propri momenti difficili, delle proprie vulnerabilità.

Nei nostri pazienti è molto difficile ottenerlo perché tipicamente, oltre a star male e soffrire, si criticano per la loro sofferenza.

La compassione verso di sé è qualcosa di molto difficile. Ai pazienti può a volte sembrare banale, inutile o illusorio dirsi delle cose incoraggianti, se non addirittura rischioso.

Proprio per questo, questo protocollo prevede l’elaborazione di una sorta di allenamento, una gerarchia di situazioni attraverso le quali il paziente possa esplorare questo sentimento di compassione, partendo ad esempio dall’immaginare una situazione reale in cui il paziente ha provato compassione verso qualcun altro.

È infatti molto più facile essere compassionevoli con gli altri che con noi stessi; questo perché, spesso, abbiamo la tendenza a rivolgerci a noi stessi con atteggiamento autocritico, mentre quando ci rapportiamo agli altri transitiamo in una modalità di “adulto sano” , più accogliente e benevolo, più capace di cogliere l’oggettività delle varie situazioni con tutte le loro caratteristiche.

CFT: alcuni consigli

Una prima possibilità è fare in modo di far tornare il paziente indietro nel tempo, facendogli sperimentare una situazione passata in cui si è sentito vessato da un atteggiamento di critica odi rimprovero, ed farlo entrare come adulto sano nella scena, facendo dialogare l’adulto di oggi col bambino di ieri in modalità più compassionevole.

Un’altra cosa che si può fare è farsi raccontare dal paziente una situazione attuale, della sua vita adulta, in cui si è criticato aspramente, e da lì farlo transitare sempre ad una situazione attuale in cui si è sentito efficace nell’essere compassionevole nei confronti di qualcuno a cui vuole bene: anche questa seconda scena si fa rivivere in immaginazione, attivando tutti i canali sensoriali, facendo descrivere al paziente non solo le parole che ha usato, ma anche la postura e il tono di voce; una volta ancorato a queste sensazioni corporee, lo facciamo tornare, sempre concentrato su di esse, alla scena da cui siamo partiti e, con questo atteggiamento compassionevole, proverà a dire qualcosa di diverso a sè stesso.

Tra gli scopi della Compassion c’è anche quello di ridurre l’attivazione emotiva in certe situazioni, come l’irritazione verso di sé che a volte consegue all’autocritica, come anche quello di modificare l’umore. Pian piano si cerca di far sì che la compassione diventi una risposta automatica, che gradualmente si sostituisca a quella di autocritica.

Il protocollo si allinea all’idea del sottolineare i valori portanti del paziente (es. Onestà, crescita personale). Possiamo promuovere comportamenti in linea con il prendersi cura di sé (cosa posso fare/evitare di fare oggi per prendermi cura di me?).

Mentre si impegna in un’attività dobbiamo incoraggiarlo a pensare al piacere nello svolgerla, piuttosto che al risultato, per evitare di attivare quel confronto con l’altro che è tipico della ruminazione (“gli altri stanno meglio, gli altri sono più felici”), ma spesso poco collegato ai valori reali del paziente, a quello che per lui è realmente importante.

Bibliografia

Edward R. Watkins, La Terapia Cognitivo Comportamentale Focalizzata sulla Ruminazione per la Depressione. Edizione italiana a cura di Roberta Trincas. Edizioni Erikson

Articolo a Cura della Dott.ssa Noemi Alagia Psicologo – Psicoterapeuta in formazione – Tecnico della riabilitazione psichiatrica a Bologna

La Dott.ssa Noemi Alagia si occupa di:

  • Disturbi D’ansia
  • Depressione
  • Disturbo Ossessivo-Compulsivo
  • Disturbo da Stress Post-Traumatico
  • Dipendenze affettive
  • Gestione della rabbia

E’ possibile fissare un appuntamento con la Dott.ssa Alagia attraverso il pulsante sottostante

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