a cura della Dott.ssa Serena Morabito, Psicologa

Un lutto con intrinseche difficoltà di elaborazione

L’aborto precoce, nelle  prime settimane di gestazione, è tanto frequente quanto poco narrato da chi lo vive, altrettanto poco riconosciuto dalla società. Colpisce circa una donna in gravidanza su cinque (dal 15% al 30% delle gravidanze, secondo le diverse statistiche). In particolare, secondo i dati ISTAT, nel nostro paese avvengono circa 70.000 casi di aborti spontanei l’anno, con una frequenza più alta nelle donne oltre i 40 anni di età. l’elevata frequenza di questo evento ha portato, negli anni, alla sua totale banalizzazione. L’aborto è diventato un non-evento, la perdita precoce, un non-lutto, i bisogni psicologici delle donne colpite, “eccessivi”.

Una delle maggiori difficoltà di questo tipo di lutto invece è data proprio dal fatto che si soffre senza potersi aggrappare a ricordi oggettivi, in quanto la perdita è molto precoce e si hanno solo ricordi costruiti durante il breve periodo di gestazione. Il lutto prenatale è un lutto con intrinseche difficoltà di elaborazione in quanto vi è la perdita di una persona unica, nata a livello immaginario, scomparsa prima di essere conosciuta e accompagnata dal vissuto di incapacità di mettere al mondo la vita. Di fronte aduna interruzione precoce la tendenza più diffusa è quella di minimizzare, incoraggiando la coppia a “riprovare subito”; l’assenza o la scarsità di ricordi condivisi con il bambino morto rendono il lutto nell’ aborto precoce un lutto poco condivisibile all’esterno. Pertanto l’evento di perdita, profondamente vissuto nell’intimo delle madri e dei genitori, può risultare poco comprensibile all’esterno perché si piange un bambino “sconosciuto” al mondo (Kirkley-Best & Kellner, 1982), su cui nessuno, a parte i genitori, i fratellini e talvolta i nonni, ha avuto spazio e tempo per pensare e verso il quale nessun altro ha stabilito un legame di attaccamento. Un’altra difficoltà nell’esperienza dell’interruzione di gravidanza precoce sono le possibili esperienze diverse nei partner, la coppia può andare in crisi, unendo al lutto per il bambino quello per la fine del rapporto di coppia. Le reazioni dei padri, sono poco conosciute poiché nella nostra cultura il manifestarsi dei sentimenti nell’uomo viene criticato. Molti uomini non sono abituati a esprimere il dolore, a piangere liberamente, nella maggioranza dei casi le loro reazioni si traducono quindi in una chiusura e in una fuga nel lavoro. Proprio per questo motivo il loro dolore tende ad essere poco riconosciuto e supportato e spesso vengono visti solo come mezzo attraverso cui chiedere notizie della madre, ignorando che anch’essi possono essere profondamente addolorati dalla perdita del figlio. Inoltre, anche quando riescono a mostrare il proprio dolore spesso vengono sminuiti in quanto è diffusa l’idea che il marito dovrebbe supportare la moglie nella gestione della sofferenza e non soffrire lui, come se quel bambino non fosse stato anche suo figlio.

Aspetti psicopatologici nelle gravidanze successive a una perdita prenatale

La morte prenatale è un fattore di rischio che mina il benessere delle gravidanze successive e influenza lo stile di attaccamento genitore-bambino, per questo è importante ricevere un sostengo psicologico e un accompagnamento nella nuova attesa dopo la perdita. È importante che una nuova gravidanza non venga ricercata per colmare il vuoto della perdita precedente in quanto si tratta di una nuova vita e come tale deve avere tutta la sua importanza e non deve essere considerata un sostituto.

La gravidanza successiva a un aborto precoce è sempre condizionata dall’esperienza precedente. Si gioisce ma si ha paura, si spera e si inizia a costruire il legame di attaccamento ma allo stesso tempo ci si sente distaccati, insomma si vive quella che è una vera e propria alternanza di emozioni contrastanti. Soprattutto i primi mesi possono essere vissuti con forti sentimenti di incertezza, ansia e stress. Alcune coppie possono “negare” la nuova gravidanza per paura di una nuova perdita, sperimentando iperprotettività, ansia o, al contrario, distacco e freddezza.

Se è vero che ogni bambino perduto merita di essere ricordato, è anche vero che ogni bambino in arrivo merita di essere accolto al meglio per la sua unicità e dovrebbe poter godere di una madre e un padre liberi di lasciarsi andare all’amore, e non bloccati dal dolore e dalla paura. L’esperienza del lutto, se non elaborata e metabolizzata nel modo corretto, può avere ripercussioni significative, può esserci infatti il rischio che la madre, in caso di una successiva gravidanza, sviluppi un legame inadeguato con il nuovo figlio, dove il bambino morto può venire idealizzato o “sostituito” a quello della gravidanza attuale. Ciò che deve essere affrontato con più attenzione in questo periodo sono i pensieri e le aspettative che la coppia genitoriale ha avuto durante il periodo della gravidanza. Oltre a pensieri di perdita, ci sono pensieri negativi che la madre tende a rivolgere verso se stessa quindi di colpa e di auto rimprovero di non essere in grado di creare vita ma morte, permane inoltre, e in maniera eccessiva, la preoccupazione, cioè il pensare ossessivamente a tutto ciò che riguarda la perdita e da qui può nascere l’inadeguatezza nel creare vita.

Se avete vissuto una o più esperienze simili, se vi riconoscete in queste parole, non esitate a cercare sostegno e aiuto.

Spesso nonostante il dolore travolgente, i genitori che hanno subito una perdita prenatale, sopratutto le donne, non chiedono aiuto per un sentimento di vergogna che provano, si sentono donne in adeguate, rotte, che si devono nascondere.

L’aborto spontaneo è un evento fisiologico di cui non si ha nessuna colpa o responsabilità, bisognerebbe guardarlo con una prospettiva diversa, come un evento della vita che a nostro malgrado abbiamo sperimentato come abbiamo sperimentato altri aspetti della vita, senza mai negare il dolore che ci portiamo dentro per averlo vissuto.

psicologa lissone morabito

Articolo a cura della dottoressa Serena Morabito, psicologa.

La Dott.ssa Serena Morabito riceve su appuntamento a Lissone (MB), zona Via Como.

Tra i suoi campi di interesse:

  • Adolescenza
  • Età evolutiva e adulti
  • Promozione del benessere nel ciclo di vita
  • Disturbi di ansia

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